L’ABUSO PSICOLOGICO SUL LAVORO | Maria Boschetti
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L’ABUSO PSICOLOGICO SUL LAVORO

MOLESTIE, PRESSIONI ED ALTRI VELENI ALTAMENTE TOSSICI

L’abuso psicologico non avviene solo in famiglia o nelle relazioni amorose: nelle sue tante forme serpeggia, caratterizza e avvelena tantissime dinamiche e situazioni lavorative.

I comportamenti abusanti sono per definizione subdoli, sottili e perversi, e le conseguenze su chi li subisce sono però tremendamente visibili, laceranti e umilianti.

Tutto gira attorno alla mortificazione di una persona a vantaggio dell’immagine o del profitto di un’altra.

Tutto si riassume in una serie di trucchetti psicologici al chiaro sapore di manipolazione e maltrattamento.

Tutto consta di un gioco malsano per il mantenimento del controllo, del dominio e del potere.

Mortificazione, manipolazione e maltrattamento fanno a cazzotti col concetto di lavoro, di carriera, di stipendio.

E il controllo, il dominio e il potere fanno a cazzotti col concetto condiviso di buon leader, di collaboratore professionale, di capo degno di ammirazione.

I concetti di per sé fanno a cazzotti, nella realtà di quello che succede invece se ne vanno spesso a braccetto e producono ingiustizia, sofferenza e inciviltà.

I problemi sul lavoro non sono solo un licenziamento improvviso, un mancato rinnovo di un contratto o il fallimento di un’azienda: i comportamenti abusanti sono come la tela di un ragno in cui è molto facile cadere e da cui è molto difficile uscire.

Occorre essere molto chiari, molto lucidi, e anche un po’ coraggiosi per guardarli da vicino uno per uno:

1. Molestie

Via il dente via il dolore: quanti pensano che “provarci” sia legittimo e “starci” sia innocuo, o necessario per ottenere un lavoro o fare carriera? Molti, purtroppo. Se lo pensano in molti è semplicemente perché succede troppo spesso.

Ma questa abitudine apparentemente giustificata dalla legittima attrazione tra due persone nasconde un meccanismo di abuso ben preciso: la negazione implicita e crudele delle capacità professionali, dell’impegno e del talento.

Le avances fuori luogo e i complimenti, anche se graditi, sul luogo di lavoro non parlano solo di scarsa professionalità, ma anche di arroganza nel travalicare un ruolo e un confine. E l’abuso è per definizione la violazione dei limiti e dei confini altrui in maniera indiretta ma feroce.

2. Pressioni, ricatti e pettegolezzi

La competizione è un meccanismo sano di crescita professionale, peccato che molte volte venga alimentata indirettamente attraverso insinuazioni, allusioni e discorsi fumosi. In un ambiente di lavoro serio gli obiettivi sono chiari, i compiti sono precisi, e l’aria che si respira è di linearità e trasparenza.

3. Mancanza di gratificazione

Non credo alla favola del capo selettivamente distratto, che non vede le cose importanti fatte bene e non si perde una virgola messa al posto sbagliato. Negare la gratificazione è anch’essa una forma precisa e subdola di abuso psicologico: si tratta di mortificazione al servizio del gioco di sottomissione e potere. Attribuirsi i meriti altrui è una variante di questo tipo di abuso: mortificazione scientifica al servizio della carriera e della vanità.

4. Raccomandazioni

Diciamocelo chiaramente: vedere un raccomandato passarti avanti è quanto di più frustrante e umiliante possa capitare a chiunque. Eppure, non si tratta solo di malcostume. Si tratta anche di una forma di abuso professionale col sottotesto ben chiaro: abbassati e umiliati anche tu a cercare una raccomandazione, oppure rassegnati a cedere il passo a chi “conta” più di te.

5. Adorazione del capo o all’azienda

Per lavorare bene non è necessario adorare nessuno. Se vuoi fidanzarti o sposarti, fallo con una persona in carne ed ossa e non con una società, una fabbrica, un’azienda. Il più delle volte l’adorazione viene coltivata per ottenere l’accettazione di quello che non è normalmente accettabile: iper-lavoro, stipendio basso, incertezza sul domani. Se una persona è a capo di qualunque cosa, si presume che sia in grado di esserlo e un’azienda veramente virtuosa, in genere, non ha bisogno di farsi troppi complimenti da sola.

 

Una verità molto interessante e altrettanto nascosta è che chi ha necessità di abusare in ambito lavorativo, il più delle volte è carente di talento, di meriti e di competenze. Abbonda invece in smania in potere, in egocentrismo e in ambizione.

Insomma, l’abusante in ambito lavorativo, non è che una sottospecie un po’ viscida della fuffa di cui ho parlato in questo articolo.

Riassumendo, i personaggi abusanti utilizzano scientemente la mortificazione e la lusinga per ottenere performance, potere e sottomissione.

E i buoni leader praticano costantemente la linearità e la trasparenza, e promuovono un clima di stima, uguaglianza e rispetto reciproco.

La buona notizia è che di buoni leader, persone professionali e aziende sane è pieno il mondo, e ce ne sono tanti anche qui in Italia.

La notizia ancora migliore è che se a volte non possiamo scegliere a cosa assistere, sempre possiamo scegliere cosa dare di noi, fissare il nostro limite, e tenerci stretta la nostra dignità, la nostra autostima e i nostri diritti.