GUIDA PRATICA ALLA VULNERABILITÀ | Maria Boschetti
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GUIDA PRATICA ALLA VULNERABILITÀ

OVVERO, PICCOLA GUIDA PRATICA AL SUCCESSO

Hai mai pensato che la tua vulnerabilità e le tue fragilità potessero portarti dritte dritte al successo e al benessere professionale?

Forse no, perché sembra un paradosso in termini e un controsenso inaccettabile.

In questo articolo ti ho spiegato in generale quanto è preziosa e irrinunciabile la vulnerabilità, e quanto puoi trasformarla in un vero punto di forza.

Oggi ti dico come fare, in pratica, a viverla e applicarla giorno per giorno nella tua sfera professionale.

Se lo farai, sentirai di costruire mattoncino per mattoncino il tuo benessere, la tua carriera, la tua leadership.

Come amo dire spesso l’era dei supereroi, se mai è esistita, è finita da un pezzo.

E non credo questa società abbia bisogno di altri personaggi clamorosi, fenomeni tutto testosterone e poco cervello, esempi di usurpazione, raggiro e prepotenza.

Perchè lo dico? Perché i personaggi, i fenomeni e gli esempi di cui sopra si siedono più spesso di quanto si possa pensare nel mio studio a parlare dei loro dolori profondi, delle loro abissali insoddisfazioni e delle loro laceranti insicurezze.

Il problema è che di dolori e insicurezze hanno solcato profondamente tante, tante altre anime che hanno incontrato per strada.

Cosa insegno a queste persone?

L’arte di essere umani, ovvero il coraggio della vulnerabilità.

In pratica, come glielo insegno?

Con quella che io chiamo i sacri comandamenti della vulnerabilità che ogni vero leader osserva scrupolosamente e religiosamente.

Vulnerabile non vuol dire malleabile o volubile

Attenzione alle sfumature del linguaggio che troppo spesso i condizionamenti esterni ci impediscono di cogliere. Il massimo esempio è Mahatma Gandhi: nella sua ferma e inerme dolcezza ha risvegliato quasi un quarto della popolazione mondiale. Aveva forse paura di mostrarsi così, poco testosteronico, per niente agghindato in abiti e uniformi, per nulla ringalluzzito da un’autorità che, pure, aveva da vendere?

Scrivere, lasciare traccia dei propri pensieri, mettere su carta le proprie emozioni

Perchè? Perché ti allena a sentirti esposto e di solito i personaggi, i fenomeni di cui sopra passano buona parte del loro tempo ad evitare di sentirsi esposti. E stanno tremendamente male.

Coltivare un dialogo emozionale con collaboratori e colleghi

Non c’è niente di male nel chiedere apertamente come stanno i tuoi colleghi e i tuoi collaboratori, cosa catalizza la loro attenzione e cosa impedisce loro di essere al meglio di sé. Non c’è niente di male e se lo fai, puoi ricevere in cambio un bagaglio inestimabile di informazioni, stima e rispetto. Non è forse su queste cose che si basa una buona reputazione professionale?

Promuovere la trasparenza

Con l’esempio in prima persona, si intende.

Perchè? Perché le intenzioni e tutto quello non si capisce subito ma che deve essere interpretato molto spesso diventano un labirinto, un groviglio, un macigno in grado di uccidere qualunque respiro di benessere e ambizione di successo e felicità.

Chiedere feedback

Una vera bomba nucleare per chi è carente di autostima e abbonda in ambizione. Eppure, anche qui, è una questione di informazioni. Più ne hai, più strumenti avrai per correggerti se sbagli e migliorarti dove vorrai migliorare.

Scusarsi se si sbaglia

Una specie bomba nucleare al cubo. Sembra che scusarsi equivalga a perdere credibilità e dignità, eppure se ci pensi anche tu sarai d’accordo che è vero proprio il contrario: la capacità di contestualizzarsi e chiedere scusa se abbiamo sbagliato o fatto un errore è un’enorme conquista in termini proprio di dignità e credibilità. E quanto lontano si può realisticamente andare senza?

Cosa manca?

Credermi inizialmente sulla parola

Iniziare subito a mettere in pratica i pochi e sacri comandamenti

Immediatamente dopo, sentirsi molto più professionali, molto più abili, molto più soddisfatti